Formazione professionale e servizi educativi nei processi di inclusione lavorativa: una filiera di attività, attori e modelli organizzativi

Scritto da: Iris Network | Pubblicato il: 28 luglio 2017

SESSIONE PARALLELA  |  Venerdì 15 settembre | ore 9

A cura di
Anna Chiara Giorio  |  ANPAL – Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro
Massimo Caroli  |  Consorzio Fare Comunità

Intervengono:

  • Veronica Messori, Fondazione Giacomo Brodolini | Innovazione sociale e politiche del lavoro
  • Stefano Radaelli, Consorzio SIS Sistema Impresa Sociali | Mestieri Lombardia, agenzia regionale per il lavoro
  • Bruna Penasa, Giuseppina Valenti, ConSolida | Centro risorse per il lavoro
  • Patrizia Bussi, ENSIE | European Network of Social Integration Enterprise

Tra i processi di riforma in atto nel nostro Paese che più interpellano la capacità innovativa delle imprese sociali sicuramente vi è quello che interessa le politiche attive del lavoro e in particolare quelle rivolte a diminuire il mismatch tra domanda e offerta. Si cercano risposte innovative per creare un flusso comunicativo stabile tra sistema della formazione professionale e dei servizi per l’inserimento e il reinserimento nel mercato del lavoro. I modelli di intervento innovativi a cui guardano le politiche collegano scuola e lavoro, filiere formative e filiere produttive, ed intervengono sulle transizioni scuola/lavoro e formazione/lavoro: si chiamano sistema duale dell’alternanza scuola/lavoro, formazione continua. Gli strumenti che si intende potenziare sono i tirocini e l’apprendistato per la qualifica professionale, professionalizzante e di alta formazione e ricerca. Gli attori chiamati in campo sono quelli istituzionali pubblici e privati, delle istituzioni educative e formative tradizionali e non, del mondo imprenditoriale produttivo e che eroga servizi, profit e non profit. Le figure professionali sono quelle degli educatori, formatori, tutor formativi e aziendali, imprenditori, che svolgono azioni di orientamento, accompagnamento, tutoraggio etc.

Il decreto legislativo n. 112 del 3 luglio 2017 dice, a tale riguardo, apparentemente poco: si limita a confermare, tra i settori di intervento dell’impresa sociale, quello dell’educazione, istruzione e formazione professionale ed introduce quello dei servizi finalizzati all’inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro di lavoratori svantaggiati. Tuttavia la storia italiana dell’imprenditorialità sociale testimonia quanti degli elementi che compongono i modelli di policy sopra richiamati siano patrimonio esperienziale consolidato nel terzo settore produttivo: l’inserimento occupazionale che avviene attraverso l’esperienza formativa, l’attenzione ai percorsi individualizzati, l’accompagnamento e il tutoraggio, la progettualità multi-attore e l’intervento sinergico. Lo storytelling di questi ultimi anni ci riporta esperienze che da sperimentali stanno diventando di sistema nei nostri territori: si pensi per esempio alle progettualità delle imprese sociali per l’inserimento lavorativo dei detenuti sia in esecuzione interna che esterna, ai percorsi per l’occupabilità degli immigrati, alle esperienze di imprese sociali simulate nei percorsi di alternanza, ai tirocini in organizzazioni di terzo settore, alle potenzialità dell’apprendistato di alta formazione e ricerca sul terzo settore nelle università. Per questo le imprese sociali sono a tutti gli effetti soggetti innovativi nell’ambito delle politiche attive del lavoro volte ad unire i sistemi educativo/formativo a quello dell’inserimento e della permanenza nel mercato del lavoro.

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