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Open innovation: un approccio che cambia le organizzazioni

Scritto da: Iris Network | Pubblicato il: 12 ottobre 2017

Una sessione tematica molto frequentata durante la XV edizione del Workshop sull’impresa sociale è stata indubbiamente la masterclass curata da Letizia Piangerelli e Paolo Campagnano dal titolo “Open Innovation: un approccio all’innovazione centrato sulla collaborazione, che cambia le organizzazioni e l’ecosistema.


L’atto di innovare è riconosciuto quale elemento imprescindibile per competere e creare valore.
Tuttavia, in un mondo interconnesso dove la velocità e la portata della digitalizzazione stanno trasformando la natura stessa di prodotti e servizi, non è soltanto utile domandarsi “perché” innovare, ma anche il “come” diventa rilevante. L’innovazione condotta soltanto nel chiuso dei propri uffici preposti non è più funzionale allo scopo. La risoluzione di sfide sociali e imprenditoriali è sempre più l’esito di un complesso processo di co-creazione, che coinvolge flussi di conoscenza tra un mix di attori. “Alterare l’ordine delle cose stabilite per fare cose nuove” ha dunque delle implicazioni non solo sui risultati, ma soprattutto sui processi organizzativi e sulle dinamiche culturali e personali dei soggetti che decidono di collaborare.

Nato in un contesto dove la leva e il fine era essenzialmente la tecnologia, l’open innovation si sta trasformando in molti casi in un approccio dove la collaborazione tra persone torna al centro dei processi produttivi, sia in quanto utenti (fonte diffusa di conoscenza), sia in quanto soci e collaboratori (fonte di idee, competenze, esperienze, reti), a prescindere dai ruoli e dalla “residenza” in un organigramma.

La sfida per le organizzazioni che vogliono  innovare risiede dunque non tanto nelle idee che si è capaci di generare, ma nella capacità di creare il contesto culturale, organizzativo e ambientale più adeguato per cogliere i benefici che l’apertura può apportare. Hackaton, call4ideas, incubatori aziendali, partnership con startup, spin-off sono solo alcune delle modalità più note per fare innovazione aperta, ma se non utilizzati all’interno di una strategia consapevole rischiano di produrre più costi che benefici, anche in termini reputazionali.

 

E’ inoltre disponibile la presentazione completa proposta durante la masterclass.

 

In chiusura segnaliamo con piacere un approfondimento, a cura sempre di Letizia Piangerelli su Medium, sul tema: Open data e innovazione sociale. Abilitare nuove partnership a partire delle idee già in circolazione, pubblicato in seguito alla masterclass di Riva del Garda.

Qualche tempo fa per prepararmi ad un workshop ho fatto una piccola ricerca sulle iniziative che in Italia mettono a disposizione dati disaggregati sui progetti di innovazione sociale presentati su bandi pubblici e privati o frutto di mappature. Condivido qui le motivazioni e una primissima lista di ciò che ho trovato. […] Riflettevo su questo qualche giorno fa in occasione di un confronto con un gruppo variegato di imprenditori sociali, per i quali il tema non è tanto la scalabilità — molte delle soluzioni adottate sono context dependent— ma piuttosto la difficoltà ad intercettare e costruire alleanze autentiche con attori anche molto diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa sfida. Dove trovo potenziali alleati? […]

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