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Impresa sociale: la legge da sola non basterà

Scritto da: Iris Network | Pubblicato il: 05 ottobre 2017

450 imprenditori si sono dati appuntamento a Riva del Garda a poche settimane dal varo del decreto sulla nuova impresa sociale. Una community dell’innovazione sociale che punta a creare un nuovo paradigma. Con una consapevolezza diffusa. La leva legislativa (seppur buona) non è sufficiente. Il bilancio della due giorni.

Così il magazine Vita riassume il senso della XV edizione del Workshop sull’impresa sociale. Riproponiamo una parte dell’approfondimento di Stefano Arduini.

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450 imprenditori sociali si sono radunati a Riva del Garda per percorrere “l’ultimo miglio” dell’innovazione così come è stato battezzata l’edizione di quest’anno del tradizionale workshop settembrino targato Iris Network. Un’edizione ancora una volta molto seguita e molto partecipata che esprime, da una parte, la domanda di comprendere le trasformazioni in atto e, al tempo stesso, la volontà di dar vita a un nuovo ciclo di sviluppo in un quadro socioeconomico e normativo ormai delineato nella sua architettura. Le novità della legge di riforma del Terzo settore, che ha rivisto tutto l’impianto normativo relativo all’impresa sociale, sono state il cuore della “lezione” del giurista.

Antonio Fici, uno degli estensori del decreto di riferimento (d.lgs n. 112/17) e firma del numero di Vita in distribuzione intitolato “La Grande riforma della A alla Z”. L’intervento di Fici nella plenaria di ieri è stato seguito dalle riflessioni di due importanti “fruitori” della norma appena approvata. Prima il presidente della Fondazione Con il Sud Carlo Borgomeo e poi dalla portavoce del Forum del Terzo settore Claudia Fiaschi.

Tre i punti cardine del ragionamento di Carlo Borgomeo. Primo: «Dopo l’approvazione dei decreti si apre una fase di sperimentazione in cui occorre trovare il giusto equilibrio fra la necessaria spinta all’innovazione e l’altrettanto necessaria prudenza di fronte a chi mira a una discontinuità assoluta rispetto all’esistente. Per intenderci: la finanza d’impatto può essere un veicolo di innovazione, ma non è vero che non si possa fare innovazione senza finanza d’impatto». Secondo punto: «La riforma è un processo lento, che va assimilato. Ci vuole tempo. Dire che for profit e Terzo settore si stanno avvicinando è vero. Ma nessuna delle due parti deve essere egemone. In altre parole non bisogna avere fretta, altrimenti andremo incontro a un corto circuito». Terzo punto: «Il Governo ha fatto un buon lavoro, la riforma, migliorabile senz’altro, è un buon testo. Ma questo è solo metà del lavoro. Ora bisogna intervenire dal lato dell’offerta, affinché questa riforma produca i benefici per cui è stata pensata».

Un concetto, quello della creazione di un ambiente favorevole alla crescita dell’impresa sociale, che riprende anche Claudia Fiaschi: «Si sta aprendo un cantiere di sussidiarietà ampio, in cui il grado di coinvolgimento dei giovani, per esempio, sarà un banco di prova importante. L’economia della scambio e l’economia della condivisione sono due fattori caratterizzanti delle nuove generazioni vuoi a seguito della crisi (denaro e proprietà sono risorse sempre più scarse), vuoi per l’attenzione con cui i ragazzi seguono i temi della sostenibilità sociale e ambientale». Sull’attenzione a non annacquare le diversità Fiaschi concorda con Borgomeo: «Non facciamo confusione, l’impresa sociale è una cosa, la responsabilità sociale d’impresa un’altra, un’azienda for profit che impegnata nel socio-sanitario un’altra ancora».

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