L’impatto della conoscenza nell’ecosistema dell’impresa sociale

Scritto da: Iris Network | Pubblicato il: 24 maggio 2018

“Esiste uno spazio sempre più ampio per una conoscenza sull’impresa sociale che sia catalitica (capace di attrarre contributi di natura diversa), attivabile (in grado di porsi a diretto contatto con i processi di sviluppo che caratterizzano le esperienze più innovative di impresa sociale in Italia) e accessibile.”

E’ stata questa la mission che ha guidato la rinascita della storica rivista Impresa Sociale, quando, nel 2013, iniziò le sue pubblicazioni online. E i 10 numeri in 5 anni rappresentano un traguardo importante, i cui risultati sono analizzati da Marco Musella e Flaviano Zandonai nell’editoriale del numero 10, “L’impatto della rivista nell’ecosistema dell’impresa sociale“, che qui riproponiamo.

 

In una fase storica in cui la qualità editoriale (e non solo) si misura in termini di velocità di consegna e di disintermediazione dell’elaborazione dei contenuti, i 10 numeri in 5 anni della rivista Impresa Sociale rappresentano un traguardo importante che merita di essere approfondito. L’impostazione “a rilascio progressivo” – con la presentazione in anteprima dell’intero indice del numero e la successiva pubblicazione a scansione degli articoli – ha dimostrato, almeno fin qui, una buona efficacia rispetto all’intento che animava la nuova versione digitale: catturare un pubblico più ampio ed anche più differenziato rispetto ad un oggetto – l’impresa sociale – che ormai ha valicato i confini della sua nicchia originaria.

Che poi si tratti di un vero e proprio “pubblico di lettori” rimane ancora da stabilire. Le statistiche sulle visite del sito – quei dati che, proprio in questa fase, sono al centro di un acceso dibattito sulla loro proprietà e modalità di utilizzo anche attraverso modelli di natura “sociale” – forniscono alcuni interessanti riscontri, spesso grazie alla loro ambivalenza. Informano di una platea di visitatori molto ampia – in 5 anni oltre 320mila visualizzazioni – con una progressiva tendenza alla stabilizzazione ma, insieme, con un elevato turn over (84% sono nuovi) e con una permanenza, in molti casi, assai limitata (il 36% non rimane per più di 10 secondi e, al contrario l’8 naviga nel sito per oltre 10 minuti) e focalizzata su una sola pagina del sito (61% delle visite).

Una curiosa contraddizione tra una rivista “slow” e una fruizione “fast” legata probabilmente all’impianto digitale, ma forse anche ad utenti giovani – il 27,5% ha un’età compresa tra il 18 e i 24 anni e il 33,5% tra i 25 e i 34 anni – che probabilmente sono alla ricerca di risposte a domande precise di informazione e conoscenza. Si tratta, con tutta probabilità, di studenti in cerca di contenuti per alimentare il proprio percorso di formazione e rispetto ai quali crediamo sia utile rafforzare ulteriormente l’offerta non solo in termini strettamente conoscitivi ma anche educativi, in una fase in cui l’impresa sociale è nel pieno di un ricambio dalla generazione dei baby boomers che si è inventata questo modello di impresa a quella dei millennials attratti da un veicolo organizzativo che consenta loro di “fare la differenza”.

Oltre a delineare l’identikit del pubblico è possibile guardare alle modalità e alle chiavi di accesso ai contenuti della rivista. Nella maggior parte dei casi (62%) si tratta di un accesso intenzionale interrogando un motore di ricerca, mentre sono ancora poco diffusi, considerata anche la loro rilevanza, i social network (11%) come gatekeeper. Un segno, quest’ultimo, di una certa difficoltà della rivista ad emergere all’interno di flussi informativi sempre più caratterizzati da formati editoriali semplificati nella forma e nei contenuti, soprattutto a livello di titolazione e abstract. Da questo punto di vista abbiamo cercato di compensare anche attraverso la qualità dell’apparato iconografico. Una soluzione che, in prima battuta, potrebbe apparire del tutto secondaria rispetto alla dimensione di contenuto, ma che invece può svolgere una importante funzione di catalizzatore dell’attenzione, soprattutto all’interno dei già citati social network.

Ma tornando alle parole chiave di ricerca inizia a delinearsi, seppur a grandi linee, quello che Google definirebbe lo “zeitgeist” dell’impresa sociale odierna, ovvero le angolature rispetto alle quali il fenomeno viene approcciato. Se si escludono infatti le ricerche generiche (“impresa sociale”, “rivista impresa sociale”) i termini più utilizzati sono i seguenti: “partenariato pubblico privato”, “multistakeholder”, “cooperativa di comunità”, “società benefit”, “impatto sociale”. Un’interessante bouquet di keywords che restituisce tematiche ormai consolidate come gli assetti di governance partecipati da diversi attori e i rapporti con la Pubblica Amministrazione, ma anche alcuni temi emergenti che dilatano lo spazio dell’impresa sociale come la rinascita della dimensione comunitaria nell’alveo della cooperazione, i nuovi modelli per l’esercizio sociale dell’attività d’impresa e la dimensione valutativa ad ampio raggio e distribuita nel tempo.

Temi quindi che rappresentano oggetti sempre più rilevanti di un dibattito che, evidentemente, la rivista ha contribuito ad alimentare non attraverso prese di posizione tranchant, ma piuttosto contribuendo a tracciare il campo per un confronto pragmatico su solide basi conoscitive. Per questo abbiamo scelto di qualificare ulteriormente la sezione di saggistica della rivista individuando una editor dedicata nella persona della ricercatrice Melania Verde.

Definito il profilo del pubblico e le modalità di accesso ci si può ora rivolgere alla fruizione dei contenuti. In questi cinque anni Impresa Sociale ha pubblicato 90 documenti e di questi la parte più consistente è rappresentata da 52 saggi long form, saggi brevi e casi studio che rappresentano il “core” di una produzione dove a prevalere sono i format della pubblicazione scientifica. La valutazione di questa produzione non è restituibile in senso stretto in quanto la rivista è priva di “impact factor” (anche se è in corso la procedura per la re-iscrizione alle liste Anvur) ed inoltre è orientata ad una fruizione ad ampio raggio presso una comunità ibrida composta da ricercatori e “addetti ai lavori”.

L’indicatore di rilevanza di questa produzione è quindi meglio individuabile nel numero di download della parte saggistica, in quanto questa unità di misura approssima la disponibilità a leggere contenuti che fruiti a video sarebbero classificati dagli editor digitali come TL;DR (too long; didn’t read). Le statistiche sugli articoli scaricati possono essere rese sia in forma aggregata, sia riferita ai singoli documenti in modo da ricavare una mappa che restituisce i temi che in questo primo quinquennio hanno ottenuto maggiore riscontro. Da marzo 2013 (data di pubblicazione del numero zero) a febbraio 2017 (numero 9) i download sono stati in totale 84.375 con un rapporto di uno scarico ogni 4 visualizzazioni, ad indicare, di nuovo, un pubblico piuttosto deciso nell’individuare il documento che può soddisfare il suo fabbisogno conoscitivo. La rilevanza di questo dato non vale comunque solo in termini assoluti (seppur con l’attenzione di depurarlo da download multipli), ma anche guardando all’andamento nel corso del tempo. Se infatti durante il primo semestre di vita della rivista si sono conteggiati 7.417 download su 11 documenti disponibili, nei semestri successivi il numero è aumentato, tenuto comunque conto del fatto che, nel frattempo, aumentava progressivamente il bacino di documenti fruibili. Ecco quindi che il primo quinquennio di Impresa Sociale si può distinguere in due parti temporalmente simili: nel primi due anni e mezzo circa il numero di download si stabilizza intorno a quota 7mila a semestre, mentre nel successivo periodo, probabilmente anche per l’effetto di “massa critica” della produzione, il numero di documenti scaricati cresce fino a una media tendenzialmente stabile di 9.500 a semestre. Una crescita quindi non lineare e con tutta probabilità legata anche a fattori di efficienza gestionale come la regolarità delle uscite e le conseguenti campagne promozionali.

Entrando nel dettaglio dei temi trattati dalle singole pubblicazioni che compongono la classifica degli articoli più scaricati – rispetto al periodo complessivo di loro permanenza online – emerge un quadro piuttosto definito rispetto alle priorità dei lettori. In termini assoluti l’articolo con più download (4.008) alla data di rilevazione (aprile 2018) è il saggio di Stefano Zamagni, Paolo Venturi e Sara Rago sulle metriche di impatto sociale. Intorno a questo macro tema si costituisce un cluster tematico nel quale si può ricomprendere anche il paper di Andrea Bassi sulla misurazione del “valore aggiunto sociale” (3.204), il contributo di Elisa Chiaf sull’analisi costi benefici nelle imprese sociali di inserimento lavorativo (3.089) e l’approfondimento sulla dimensione “impact” e “venture” delle risorse filantropiche e finanziarie a cura di Irene Bengo e Marco Ratti (2.414). Accanto alla produzione scientifica in tema di valutazione si possono accostare i contributi che riguardano le intersezioni tra campi istituzionali diversi, in particolare lungo l’asse profit / nonprofit come gli effetti in termini di cross-fertilization analizzati da Laura Corazza (3.557), la perimetrazione del più ampio contesto di social entrepreneurship a cura di Riccardo Maiolini, Francesco Rullani e Pietro Versari (3.144), la presenza di un concetto-ombrello come quello di innovazione sociale analizzato in chiave critica da Maurizio Busacca (2.619). Argomenti di ricerca il cui “impatto” si misura nella capacità di consolidare un ecosistema di risorse a supporto di un’imprenditoria sociale che, anche a seguito della riforma normativa, si appresta ad avviare un nuovo ciclo espansivo e di differenziazione interna. Un processo avviato ma dagli esiti ancora incerti e che potrà avanzare nella misura in cui queste imprese e i loro partner sapranno di intercettare e ricombinare in chiave di investimento un insieme di opportunità di crescita che appare però ancora eccessivamente frammentato a livello di mercati, politiche di sviluppo, settori di attività. Un ecosistema che è necessario quindi arricchire e “densificare”, come dimostrano i dati della prima indagine sulla community Iris Network presentati nella nuova edizione del Rapporto sull’impresa sociale che sarà disponibile nelle prossime settimane.

Una sfida alla cui soluzione anche la rivista Impresa Sociale intende contribuire; da un lato, in un tempo in cui il sapere accademico, almeno in Italia, sembra sempre più orientato all’iperspecializzazione, proponendosi come strumento di confronto tra discipline diverse per dare interpretazioni utili allo sviluppo delle imprese sociali chiamate continuamente a nuove sfide dalle trasformazioni tecnologiche e culturali che attraversano il mondo contemporaneo; dall’altro, lavorando su quello che appare essere il suo tratto più caratteristico in questa prima fase, ovvero la resilienza che scaturisce dalla volontà di operare nel contesto digitale dove, malgrado tutte le contraddizioni, si formano conoscenze e opinioni, ma attraverso meccanismi di funzionamento che sono intenzionalmente in controtendenza rispetto a quelli dominanti. Una missione che, tutto sommato, assomiglia all’impresa sociale che intitola la testata.


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