Rigenerazione urbana: le sfide dell’impresa sociale tra Urbs e Civitas

Scritto da: Iris Network | Pubblicato il: 28 giugno 2019

SESSIONE PARALLELA | LE SFIDE DELLA CONTEMPORANEITÀ
venerdì 13 Settembre 2019 | ore 9
A cura di Andrea Vecci | EStà – Economia e Sostenibilità

Intervengono: 

  • Renato Quaglia  |  Direttore generale Fondazione FOQUS 
  • Federica Scaringella  |  Consulente in Social Innovation & Sustainability 
  • Paolo Cottino |  Direttore tecnico e amministratore KCity 
  • Giovanni Petrini  |  Amministratore On! – Trasformazioni Generative Srl Impresa Sociale 

Nello scenario delle città contemporanee prendono posto nuovi progetti e nuovi soggetti che modificano i tradizionali rapporti tra spazi urbani e legami sociali, alcuni di questi senza averne consapevolezza. Le città subiscono – e determinano – grandi cambiamenti ambientali, climatici, sociali ed economici. Le pressioni sul contesto urbano lo rendono più complesso ed articolato: “fare la città” chiama in causa attori e luoghi inediti ed inusuali, determina nuove funzioni e usi creativi/generativi/riflessivi. Abbiamo iniziato con il chiamare “innovazione sociale” un modo per trattare il bene comune, gli spazi e i servizi urbani che andava oltre il paradigma tecnico e funzionalista della pianificazione urbana. Questo ha reso il city-making estremamente più accessibile, inclusivo, focalizzato sulla generazione di reti sociali di prossimità e di servizi innovativi, collettivi e collaborativi. Attivare e far crescere un ecosistema dedicato alla trasformazione urbana, significa individuare una nuova generazione di interventi e di opzioni (abitare, muoversi, lavorare, produrre, stare bene) che tengano insieme urbs e civitas, la città di cemento e la cittadinanza, infrastrutture portanti materiali e sociali. Rigenerare le città non è un fatto costruttivo o architettonico: significa produrre una visione urbana nuova, dove il singolo intervento è inserito in una rilettura del locale e del territorio. Dove il singolo spazio esiste in modo rinnovato, anche temporaneamente, solo se accompagnato da nuovi meccanismi di creazione e attribuzione del valore. Dove la gestione delle iniziative sia orientata in modo strettissimo alla sostenibilità e alla costruzione di nuove infrastrutture, economiche e sociali, materiali ed immateriali, con le quali produrre qualità della vita.
Uno scenario in rapida evoluzione che pone grandi sfide all’impresa sociale. Come garantire che i beni rigenerati mantengano un carattere universale e ri-qualifichino anche il “dominio pubblico”: è possibile identificare un nuovo ruolo e un nuovo servizio per l’impresa sociale quale agente di sussidiarietà nelle politiche di sviluppo locale? Inoltre, l’impresa sociale è capace di tornare a investire nel medio-lungo periodo? Il valore fisico degli asset da rigenerare, infine, non è mai nullo, ma negativo, in quanto non si tiene in considerazione del turbamento e dello scandalo sociale, dovuti all’abbandono e all’incuria: e in questo l’impresa sociale può avere un duplice e importante posizionamento: soddisfare ex-post i bisogni delle comunità attraverso un progetto di impresa e allo stesso tempo rimuovere ex-ante i fattori che ne determinano le disuguaglianze o le barriere all’accesso e sviluppo.

 

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