14 Settembre

Plenaria Parallela
9:00
Accoglienza e registrazione partecipanti
10:00-11:00
La XV edizione del Workshop sull’impresa sociale: struttura, contenuti, proposte
Elisa Chiaf (Socialis | Università degli Studi di Brescia)
Nuove tesi per rigenerare l’impresa.
Le sue componenti sociali oltre il profitto e verso l’innovazione
Anna Grandori (Università Bocconi Milano)
11.00-12:30
La Riforma del terzo settore e dell’impresa sociale: una lettura orientata allo sviluppo
Relazione introduttiva di Antonio Fici (professore di Diritto privato, Università degli Studi del Molise)

Commenti e analisi di: Claudia Fiaschi (imprenditrice sociale, ora Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore), Carlo Borgomeo (Presidente Fondazione Con il Sud)

Conclusioni di Marco Musella | presidente Iris Network - Università degli Studi di Napoli “Federico II”
12:30
Pranzo
14:00-17:00
La Riforma: cosa cambia per il terzo settore e per l'impresa sociale
A cura di Gianfranco Marocchi (Consorzio Nazionale Idee in Rete - Welfare Oggi)
La riforma del terzo settore non è solo una partita politica e strategica. E’ anche uno strumentario ricco e complesso di dispositivi normativi puntuali che investono diversi soggetti a vari livelli. Dopo la plenaria della mattinata improntata alla lettura della riforma in chiave di sviluppo con i principali stakeholder del terzo settore, la sessione in oggetto si articolerà come una sorta di “question time” con esperti su temi di natura tecnico-applicativa. In particolare su tre questioni: - le modalità di trasformazione in impresa sociale e gli adempimenti previsti; - gli incentivi economici, in particolare quelli destinati a sostenere risorse da investire in imprese sociali; - i rapporti con la Pubblica Amministrazione, anche alla luce della quasi concomitante norma di revisione di appalti e concessioni.
Welfare su scala comunitaria: apprendimenti dalle sperimentazioni in atto
A cura di Francesco Gabbi (CBS Community Building Solutions)
Case del quartiere, social street, community hub: in molti, ormai da tempo, hanno iniziato a riflettere su esperienze di sviluppo locale che abbiano come tratto distintivo quello di andare oltre i perimetri del welfare tradizionale, lavorando sulle relazioni anziché sulle prestazioni. A legittimare queste iniziative sono seguiti importanti programmi di fondazioni di origine bancaria – Fondazione Cariplo in primis, ma anche Fondazione Cariparma, Fondazione Caritro ecc. – che stanno contribuendo ad aumentare sempre più la massa critica dei progetti che si occupano di welfare di comunità. Nella sessione si presenteranno alcune di queste esperienze alla ricerca di apprendimenti in termini di modalità di finanziamento e co-finanziamento, figure professionali emergenti per governare questi processi, modalità di progettazione.
Rigenerazione di beni confiscati e di altri asset immobiliari pubblici per scopi sociali: da sperimentazione a industry
A cura di Marco Musella (Iris Network | Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Carlo Borgomeo (Fondazione Con il Sud)
C’è una nuova classe di beni immobili all’orizzonte? Da più parti in Italia si moltiplicano le iniziative di rigenerazione di infrastrutture fisiche per finalità di natura sociale: centri educativi e di aggregazione, residenze socio-sanitarie, strutture turistiche, ricreative e culturali. La casistica è ampia, ma la destinazione d’uso è la medesima: luoghi di produzione di beni e servizi di interesse collettivo che intercettano innovazioni sociali. All’interno di questo scenario i beni confiscati alle organizzazioni mafiose rappresentano la punta di eccellenza sia per la massa critica in termini di strutture rigenerate, sia per il fatto che si tratta di una politica di trasferimento di medio periodo rispetto alla quale è possibile valutare impatti non solo rispetto ai beneficiari diretti delle singole iniziative – le organizzazioni nonprofit e le PA – ma considerando i più ampi benefici generati nei sistemi socio-economici locali. Comprendere come evolve questo fenomeno di rigenerazione sociale è cruciale in una fase in cui si moltiplicano le esigenze di riforma, sia sul versante del trasferimento dei beni oggetto di confisca, sia dei soggetti abilitati alla loro gestione, in particolare l’impresa sociale.
L’impatto dell’innovazione tecnologica nei modelli di servizio e nelle organizzazioni sociali
A cura di Laura Orestano (SocialFare)
L’innovazione tecnologica, principalmente digitale ma non solo, costituisce sempre più uno strumento abilitante la generazione di innovazione e impatto sociale. La possibile convergenza tra tecnologia e imprenditorialità sociale pone di per sé una sfida culturale, di modello e di delivery, e chiama in campo diversi attori che si ricompongono di volta in volta in nuovi ecosistemi social-tech. E' una sfida ma anche una grande opportunità per le imprese sociali, che si sono storicamente affermate attraverso diversi cicli di innovazione di prodotto e di processo e che ora possono addensare ulteriore innovazione a impatto sociale, potenziandola e scalandola anche attraverso soluzioni tecnologiche. La sessione intende misurare la potenzialità delle tecnologie a impatto sociale come uno dei vettori chiave di trasformazione, verificando in particolare le condizioni per un matching più efficace tra i soggetti sociali in campo.

17:00
Break
17:30-18:30
Lo stato delll’innovazione sociale e delle sue comunità: a che punto siamo
Riccardo Maiolini (John Cabot University)
19.00
Aperitivo/cena

15 Settembre

Parallela Plenaria
9:00
Apertura Corner
9:00-11:00
Open Innovation: un approccio all’innovazione centrato sulla collaborazione, che cambia le organizzazioni e l'ecosistema
A cura di Letizia Piangerelli (CoopUp, CoopUp IN), Paolo Campagnano (Impact Hub Trentino)
L’atto di innovare è riconosciuto quale elemento imprescindibile per competere e creare valore. Tuttavia, in un mondo interconnesso dove la velocità e la portata della digitalizzazione stanno trasformando la natura stessa di prodotti e servizi, non è soltanto utile domandarsi “perchè” innovare, ma “come”. L’innovazione condotta nel chiuso dei propri uffici non è più funzionale allo scopo. La risoluzione di sfide sociali e imprenditoriali è sempre più l’esito di un complesso processo di co-creazione, che coinvolge flussi di conoscenza tra un mix di attori. “Alterare l’ordine delle cose stabilite per fare cose nuove” ha dunque delle implicazioni non solo sui risultati, ma soprattutto sui processi organizzativi e sulle dinamiche culturali e personali dei soggetti che decidono di collaborare. Nata in un contesto dove la leva (e il fine) era essenzialmente la tecnologia, l’open innovation si sta trasformando in un approccio dove la collaborazione tra persone torna al centro dei processi produttivi, sia in quanto utenti (fonte diffusa di conoscenza), sia in quanto soci e collaboratori (fonte di idee, competenze, esperienze, reti), a prescindere dai ruoli e dalla “residenza” in un organigramma.
La sfida per le organizzazioni che vogliono innovare risiede dunque non tanto nelle idee che si è capaci di generare, ma nella capacità di creare il contesto culturale, organizzativo e ambientale più adeguato per cogliere i benefici che l’apertura può apportare. Hackaton, call4ideas, incubatori aziendali, partnership con startup, spin-off sono solo alcune delle modalità più note per fare innovazione aperta, ma se non utilizzati all’interno di una strategia consapevole rischiano di produrre più costi che benefici, anche in termini reputazionali. Scopo della sessione è fornire una panoramica su come funziona l’open innovation, a partire da casi concreti provenienti dal mondo dell’impresa sociale e non solo, ed esplorare alcuni strumenti metodologici che possono poi essere riutilizzati nei propri contesti, per sviluppare nuove idee o affinare quelle esistenti, adottare pratiche collaborative, costruire network e spazi utili per attivare dinamiche di innovazione e aumentare la capacità dell’impresa sociale di generare impatto nella società.
Produzione e valorizzazione del patrimonio culturale: modelli gestionali e integrazione con le economie di territorio
A cura di Vittoria Azzarita (Il Giornale delle Fondazioni)
La gestione del patrimonio culturale è oggetto di costante e crescente interesse perché emergono, con sempre maggiore chiarezza, i benefici derivanti non solo dalle attività culturali in senso stretto, ma da un più vasto indotto che interagisce in modo sempre più profondo sui processi di sviluppo locale ricombinando economie di luogo e coesione sociale. D’altro canto, a fronte di un modello di sviluppo, ormai definito nella sua architettura e misurato nelle sue performance, si registra, soprattutto tra “addetti ai lavori” e policy maker, l’insoddisfazione per i modelli gestionali esistenti e quindi la necessità di dotarsi di forme giuridico organizzative più adeguate a gestire infrastrutture culturali che risultano sempre più rilevanti nei piani di sviluppo territoriali. La sessione si propone quindi di condividere le principali sfide in termini di management dei beni culturali e di focalizzare meglio il ruolo dell’impresa sociale in un quadro di crescente “competizione” con altri modelli (sia di origine nonprofit che for profit).
Formazione professionale e servizi educativi nei processi di inclusione lavorativa: una filiera di attività, attori e modelli organizzativi
A cura di Anna Chiara Giorio (ANPAL - Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro), Massimo Caroli (Consorzio Fare Comunità)
Tra i processi di riforma in atto nel nostro Paese che più interpellano la capacità innovativa delle imprese sociali sicuramente vi è quello che interessa le politiche attive del lavoro e in particolare quelle rivolte a diminuire il mismatch tra domanda e offerta. Si cercano risposte innovative per creare un flusso comunicativo stabile tra sistema della formazione professionale e dei servizi per l’inserimento e il reinserimento nel mercato del lavoro. I modelli di intervento innovativi a cui guardano le politiche collegano scuola e lavoro, filiere formative e filiere produttive, ed intervengono sulle transizioni scuola/lavoro e formazione/lavoro: si chiamano sistema duale dell’alternanza scuola/lavoro, formazione continua. Gli strumenti che si intende potenziare sono i tirocini e l’apprendistato per la qualifica professionale, professionalizzante e di alta formazione e ricerca. Gli attori chiamati in campo sono quelli istituzionali pubblici e privati, delle istituzioni educative e formative tradizionali e non, del mondo imprenditoriale produttivo e che eroga servizi, profit e non profit. Le figure professionali sono quelle degli educatori, formatori, tutor formativi e aziendali, imprenditori, che svolgono azioni di orientamento, accompagnamento, tutoraggio etc.
Il decreto legislativo n. 112 del 3 luglio 2017 dice, a tale riguardo, apparentemente poco: si limita a confermare, tra i settori di intervento dell’impresa sociale, quello dell’educazione, istruzione e formazione professionale ed introduce quello dei servizi finalizzati all’inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro di lavoratori svantaggiati. Tuttavia la storia italiana dell’imprenditorialità sociale testimonia quanti degli elementi che compongono i modelli di policy sopra richiamati siano patrimonio esperienziale consolidato nel terzo settore produttivo: l’inserimento occupazionale che avviene attraverso l’esperienza formativa, l’attenzione ai percorsi individualizzati, l’accompagnamento e il tutoraggio, la progettualità multi-attore e l’intervento sinergico. Lo storytelling di questi ultimi anni ci riporta esperienze che da sperimentali stanno diventando di sistema nei nostri territori: si pensi per esempio alle progettualità delle imprese sociali per l’inserimento lavorativo dei detenuti sia in esecuzione interna che esterna, ai percorsi per l’occupabilità degli immigrati, alle esperienze di imprese sociali simulate nei percorsi di alternanza, ai tirocini in organizzazioni di terzo settore, alle potenzialità dell’apprendistato di alta formazione e ricerca sul terzo settore nelle università. Per questo le imprese sociali sono a tutti gli effetti soggetti innovativi nell’ambito delle politiche attive del lavoro volte ad unire i sistemi educativo/formativo a quello dell’inserimento e della permanenza nel mercato del lavoro.
L’agricoltura sociale come innovazione di sistema nei modelli di inclusione, produzione e consumo
A cura di Alessandro Pirani (Future Food Institute)
La stagione istituente dell’innovazione sociale lascia in eredità un numero crescente ed estremamente vario di esperienze sparse sul territorio e una serie di strumenti normativi e di policy che, seppur in modo non lineare, ne riconoscono e promuovono lo sviluppo. La sessione si pone l’obiettivo di comprendere l’effettiva consistenza dell’agricoltura sociale come modello e settore di attività capace di ristrutturare le espressioni organizzative dell’impresa sociale, come strumento di captazione e valorizzazione dei beni comuni territoriali, disegnando una nuova via alla sovranità alimentare attraverso modelli di inclusione sociale attiva e filiere di produzione e distribuzione.
11:00
Break
11.30
Impresa sociale: eventi e temi che rendono cruciale questa fase
Marco Musella (Iris Network | Università di Napoli “Federico II”)
Impresa sociale: gli incentivi nazionali per lo sviluppo dell’impresa sociale
Concetta Granato (Invitalia)
I dialoghi del Workshop
Far convergere e moltiplicare le risorse per lo sviluppo
Felice Scalvini (imprenditore sociale, ora Assessore alle Politiche per la Famiglia, la Persona e la Sanità, Comune di Brescia) intervistato da Marco Ratti (Banca Prossima)

Anna Fasano (Vicepresidente Banca Popolare Etica) intervista da Carlo Borzaga (Euricse - Università degli Studi di Trento)

Conclusioni di Carlo Borzaga (Euricse - Università degli Studi di Trento)
13:30
Brunch di saluto

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